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Cos’è l’attenzione

Possiamo considerarla una funzione neurologica indispensabile alla nostra sopravvivenza. E’ la capacità di localizzare gli stimoli ambientali e organizzare in risposta azioni adeguate, requisito fondamentale per la sopravvivenza umana (sistemi attenzionali AAS e PAS).  I suoi fondamenti indispensabili sono la direzionalità contestualizzata del contatto oculare e la ben consolidata sinergia tra le funzioni cognitive di base e sensoriali. Grazie agli studi effettuati con i nuovi metodi di neuroimmagine come la PET , è stato possibile identificare i meccanismi cerebrali grazie ai quali è possibile dirigere lo sguardo nello spazio e focalizzare ciò che interessa. Nell’adulto tale capacità è ottimale, nel bambino è raggiunta mediante una prima fase in cui gli stimoli sono legati ad esperienze di natura corporea e propriocettiva e una seconda in cui gli stimoli emergono da un’interazione continua e costante con l’ambiente. Il grado di massima espansività e operatività del livello attentivo tramite i due sistemi AAS e PAS avviene a 8 anni, periodo lungo il quale la corteccia si espande. Se un bambino ha adeguatamente vissuto e sviluppato le diverse tappe motorie i centri nervosi si attiveranno per selezionare al meglio gli stimoli sensoriali, in tal modo   la corteccia sarà così capace di effettuare una selezione accurata degli stimoli esterni e il bambino oltre a mantenere lo stato d’allerta imparerà a concentrarsi su un segnale specifico raggiungendo  il livello d’attenzione selettiva e selettiva spaziale. La selezione darà la priorità agli stimoli che arrivano in figura perché ritenuti importanti, cioè funzionali al proseguimento della nostra azione costituendo così: UN APPRENDIMENTO

Tutto ciò ha da sempre costituito il  fondamento della nostra sopravvivenza che comincia con una prima forma di attenzione che è LO STATO DI ALLERTA, regolato dagli strati bassi della corteccia cerebrale e che non opera alcuna funzione di selezionamento. E’ pertanto importante nei primi mesi di vita del bambino consentirgli esperienze motorie ricche e propedeutiche al consolidamento di succesive funzioni cognitive che lo predisporranno all’apprendimento così che i centri nervosi responsabili  siano messi in grado di esercitare una prima selezione delle informazioni; quest’attività avvantaggerà moltissimo il lavoro dell’area corticale che sarà lo ricordiamo quella di filtrare le informazioni in entrata in modo da poter selezionare quei dati sui quali concentrare l’attenzione.

I Disturbi della lettura, della scrittura e del calcolo

La parola dislessia viene introdotta dal prof Berlin di Stuttgart nel 1877 nella sua monografia su di un tipo di cecità verbale. Nel 1917 Hinshelwood pubblica “La cecità verbale congenita”. Nel 1925 Samuel T. Orton, direttore della clinica mentale Greene County(IOWA) introduce la relazione tra disturbi visivi e dislessia parlando di strefosimbolia (lettere speculari).

I Disturbi Evolutivi Specifico dell’Apprendimento o più semplicemnte i DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) possono essere di tipo verbale e non verbale. Rientrano nel DSA non verbale:

  • I Disturbi dlela Coordinazione motoria
  • I Disturbi della coordinazione visuo-spaziale
  • I Disturbi della percezione sociale e dell’interazione

Rientrano nel DSA verbale:

  • I Disturbi del linguaggio in entrata e in uscita
  • I Disturbi della Lettura
  • I Distrubi della Scrittura
  • I Distrubi del Calcolo

 

 

 

Programma Pedagogico Abilitativo Didattico

Presso il Centro OIDA viene praticato il Programma Pedagogico Abilitativo Didattico.

Intervento Pedagogico: riteniamo sia fondamentale in un intervento abilitativo o riabilitativo che sia, il solido terreno di una prospettiva pedagogica che dia risalto alla relazione con l’utente visto come Persona e non come ‘caso’, specialmente se si tratta di un soggetto in età evolutiva. Ciò consente di non perdere mai di vista i bisogni di chi richiede un aiuto per tirare fuori (educere) le proprie risorse inespresse; Abilitativo perchè nel caso specifico dei disturbi della lettura e della scrittura operiamo per abilitare una competenza mai raggiunta e non qualcosa che nel tempo è andato perduto per diverse cause. Didattico, perchè tale intervento non può esimersi dal tener conto dell’esigenza del soggetto/alunno di trovare un’autonomia sul piano didattico, raggiungendo, attraverso strategie  individualizzate più consone alle proprie modalità di apprendimento, gli obiettivi scolastici che gli consentano di sentirsi adeguatamenbte inserito nel gruppo classe anche sotto il profilo delle prestazioni  soggette a valutazione.